Puoi aggiungere parole ma….
Puoi aggiungere parole ai tuoi testi ma davvero credi che funzionerà?
Apriamo con una domanda questo articolo, ho letto cose assurde dette da presunti SEO e furbetti della domenica. Secondo strane teorie e combinazioni di misteri e rivelazioni, alcuni sostengono che per migliorare il posizionamento basta scrivere testi lunghissimi aggiungendo anche parole senza senso. Cari stregoni il vostro intruglio è una vera panzana.
Per capirlo non serve fare ragionamenti complessi ma basta analizzare il comportamento reale degli utenti.
Immaginate di capitare su un articolo gonfiato con parole inutili che allungano solo il post ma non ne migliorano il contenuto, quale sarebbe la vostra reazione?
La mia sarebbe quella di scappare il prima possibile da quel blog per non tornarci mai più. Su un web dove la gente scansione prima e poi forse legge, questi trucchi misteriosi e presunti segreti li lascio ad altri.
Pensate davvero di raggiungere il successo in questo modo aggiungendo parole a caso?
Bene allora impariamo a fare le nostre valutazioni anche su quello che leggiamo, a volte l’errore comune è quello di prendere come oro colato tutto ciò che leggiamo nei SEO blog, errore che qualche anno fa facevo anche io.
Un altro errore comune è quello di ripubblicare contenuti o idee di altri senza verificare se quelle affermazioni sono vere o meno. Come mi spiegava Giorgio Tave in un incontro qualche mese fa, un buon modo per scrivere articoli interessanti è quello di testare le teorie degli altri e in alcuni casi smentire il tutto con i fatti e vi assicuro che ci sarebbero articoli per i prossimi 5 anni. Sul web è sempre più comune questo effetto eco, quindi se io scrivo che il cielo è verde altri mille blog lo faranno dopo di me.
Ma torniamo a questo metodo fasullo di aggiungere parole a caso, come vi ho già detto gli utenti scansionano le vostre pagine e si fermano a leggere solo se qualcosa li colpisce, io stesso a volte esco da un sito dopo aver letto le prime tre righe di testo perchè non trovo niente che attiri la mia attenzione.
Se qualcuno di voi in passato a provato questo metodo ed ora si ritrova una frequenza di rimbalzo molto alta adesso sapete l’errore che avete commesso.
La regola da seguire e molto semplice e chiara, scrivere testi nel modo più sintetico possibile senza giri di parole, mettete subito il pepe ai vostri articoli sin dalle prime righe e sopratutto scrivete qualcosa che può essere utile alla gente.
Con questo non voglio dire assolutamente di evitare testi lunghi, ma di evitare di gonfiarli inutilmente.
Ok l’articolo è finito ed ora voglio concludere la frase del titolo, puoi aggiungere parole ma non andrai da nessuna parte.
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Scritto da Carlo





ottobre 10th, 2010 at 14:10
Tre considerazioni (ci sarebbe da scrivere un altro articolo per dire tutto quello che mi viene in mente).
1) ottima l’idea che suggerisce GT, testare quello che fanno gli altri e poi criticarlo/smentirlo/confermarlo: in questo modo i contenuti validi subiscono un effetto eco utile per tutti, e quelli che raccontano baggianate tornano da dove sono venuti.
2) verissimo che non solo ti copiano i contenuti, ma anche i layout! sto facendo delle prove di integrazione nel mio blog dei widget base di FB, e c’è un blog che mi copia a ruota anche quello (posizione inclusa). ma lo capiscono che fanno del male a tutti, oppure credono di fare davvero uan cosa utile?
3) questa delle parole inserite a caso è meravigliosa, mi mancava
ma non è che si riferivano ai famosi siti che auto-generano contenuto? se è quello il caso c’è da ridere per anni
ottobre 14th, 2010 at 13:48
Avevo letto qualcosa di simile ma in altri termini.
Cioè quella di aggiungere parole non strettamente necessarie al contesto dell’ articolo (quindi superflue ed inutili), ma comunque inerenti gli argomenti trattati dal blog, poichè in un certo senso rappresenterebbero delle ulteriori keyword per migliorare in generale il posizionamento del sito.
A me sembra che molti pensano più a migliorare il posizionamento nei motori di ricerca solo per aumentare i guadagni derivati dalla pubblicità (l’ invasione di adsense nè è una prova), e non di avere utenti interessati a quello che pubblicano.