Far capire al cliente cosa fa un SEO

La comunicazione tra il cliente ed il SEO dovrebbe essere chiara fin dall’inizio: ecco un articolo che analizza le principali 8 cose che un consulente non dovrebbe mai dimenticare di specificare al proprio cliente.

domanda

La comunicazione tra consulente e cliente in fase di impostazione dovrebbe essere improntata sulla reciproca chiarezza, quantomeno da parte del primo che è quello che dovrà gestire (e spesso guidare) l’intero lavoro da svolgere. Molto spesso questa fase è difficoltosa perchè si riduce a domande reciproche tra due persone che parlano lingue differenti e che, soprattutto, non riescono a capirsi su punti fondamentali (esattamente come nella vignetta in alto).

Un modo possibile per approcciare alla questione in modo “pulito” potrebbe essere quello di elencare le 8 principali cose che un SEO tipicamente NON fa, in modo da sgombrare il campo da illusioni e fraintendimenti:

  1. Non facciamo miracoli! Nessuno di noi migliora nulla in pochi giorni, ed è anche bene che il cliente sappia dall’inizio che le consulenze SEO richiedono sia denaro che un tempo minimo, che può variare sensibilmente caso per caso e non è mai inferiore ad almeno un mese di lavoro.
  2. Non possiamo/dobbiamo garantire MAI “la prima posizione”: a volte, nel leggere certe landing page di corsi SEO e/o pubblicità che mi capitano sottomano, mi vengono davvero i brividi. Il motivo principe per cui questo genere di proposta è utilizzata, a mio avviso, è legata quasi esclusivamente a meri scopi di marketing. Una volta magari poteva essere valido il criterio, quando ancora molte cose non si sapevano ma comunque l’onestà verso i clienti serve soprattutto a non farci passare per dei racconta-frottole (screditando un intero settore). Promettere senza (poter) mantenere – e non ci sono trucchetti black hat che reggano, visto il giro di vite sulle penalizzazioni degli ultimi anni – è una cosa decisamente sgradevole anche per il cliente più inesperto, sulla cui buonafede molti SEO tendono a giocare troppo disinvolto. Del resto nessuno SEO potrà mai garantire la prima posizione, non fosse altro che sa su Google piuttosto poco: al massimo potrà fare in modo di migliorare i vostri ranking nel medio-lungo periodo.
  3. Non dobbiamo curare il funzionamento del sito: è una delle cose che mi capitano più di frequente, ovvero clienti che – spesso in totale buonafede – chiedono a me SEO (e non al loro webmaster) di aggiustare elementi non funzionanti, aggiungere widget, sistemare i CSS e via dicendo. L’unica cosa che un SEO potrebbe fare, lecitamente, è quella di aggiornare i contenuti delle pagine web (quello ci sta quasi sempre) oppure modificare i link interni per ottimizzare l’interlinking, o anche cambiare elementi interni a scopo prettamente finalizzato all’ottimizzazione sui motori: tutto il resto, piaccia o meno, non è affatto di nostra competenza e riguarda la figura del webmaster. Ci sarebbe qualcosa da aggiungere, ad essere pignoli, sui webmaster che si improvvisano SEO che, con rispetto parlando, non dovrebbero neanche pensarci.
  4. Non possiamo incrementare le visite o le conversioni in un tempo inferiore a 4-6 mesi. Anche se molto dipende dai casi, dal settore di appartenenza del sito, dal numero di pagine e dalla situazione SEO iniziale, pensare di migliorare in pochi mesi il proprio sito (specie se non si lavora in un vero e proprio team) può essere rischioso in termini di penalizzazioni e, soprattutto, può risultare un lavoro fatto di fretta di breve durata.
  5. Non dobbiamo far credere che l’ottimizzazione di un sito per i motori sia sempre uguale per qualsiasi sito: un conto è promuovere il portale di un corso online di origami, un’altro è incentivare le conversioni per un rivenditore di hosting. Altro conto ancora, poi, è legato all’ottimizzazione del blog (aziendale ma non solo), che passa invece tipicamente per una (ri)elaborazione di contenuti utili per gli utenti.
  6. Non dobbiamo ottimizzare il sito per chiavi troppo specifiche: è un errore che commettono principianti un po’ più furbi della media i quali, nei loro blog, vantano posizionamenti per “vendita anatre mandarine ornamentali venete“, il che potrebbe in certi casi non servire ad un bel nulla.
  7. Non possiamo/dobbiamo garantire che i posizionamenti raggiunti durino per sempre: anche se dispongo di un buon numero di esempi di posizionamenti che resistono alle varie “escursioni termine” degli ultimi anni in modo eccellente, non bisognerebbe fare l’errore di pensare alla SEO come ad un lavoro one-time.
  8. Non dobbiamo più pensare al PageRank ed alla caterva di menate che vi sono state appioppate: ho avuto clienti che intendevano la link building in termini di “backlink a PR almeno 4” e la cosa, oltre che difficilmente attuabile sul piano pratico in temi ragionevoli, è a fortissimo rischio di penalizzazioni manuali. La cosa che un SEO dovrebbe fare, del resto, è far capire al cliente che il PR è soltanto uno dei parametri utilizzati da Google e che è sciocco, oltre che fuorviante, “innamorarsene” come fanno molti solo perchè è un numerino apparentemente facile da decifrare.

A questo punto ci possiamo concentrare sulle 10 cose che un SEO dovrebbe sempre fare.

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