I backlink devono essere dofollow?

Non sono il solo a cui danno fastidio i guru in ambito SEO, e dovrei guardarmi dallo scrivere post “sbroccati”, perchè sembra male – sempre. Pero’ tutto sommato è divertente farlo, dovete riconoscerlo, anche solo come esercizio mentale (insana verità), visto che questi individui boriosi e falsamente modesti, con il loro “ghe pensi mi” sempre in canna sono davvero insopportabili: e questo sia per la mitologia patetica che inventano e – soprattutto – perchè quasi mai – se ci fate caso – rispondono alle critiche. Loro dicono di fare “buzzing” lasciando prolificare i commenti negativi, il che è un modo particolarissimo per esprimere il vecchio e banalotto “bene o male purchè se ne parli“… contenti loro! Ma cosa c’è di vero nell’affermazione che dobbiamo cercare solo ed esclusivamente backlink con attributo dofollow?

Uno dei miti SEO che hanno contribuito a diffondere come un virus dannosissimo, è il seguente: I backlink devono essere dofollow. In pratica queste persone dicono: nel 2013 bisogna ancora manipolare il PageRank. Ma analizziamo tutto con calma.

Un backlink per essere “efficace” verso un sito deve essere privo dell’attributo rel=“nofollow”

Risposta: NO. Il nofollow serve a dire “non indicizzare questo link“, fine. “Non seguire” è stato intepretato in accezione completamente sbagliata. “Non seguire” si riferisce all’indicizzazione, NON al posizionamento… ed è un equivoco davvero troppo, troppo grossolano perchè un esperto SEO non se ne accorga. Non seguire il link non vuol dire “non considerarlo ai fini del rank“. Se significasse questo, del resto, Google IGNOREREBBE questo genere di attributo, visto che TUTTI userebbero dofollow a manetta (cosa che di fatto avviene davvero… purtroppo), ed è uno scenario – oggi, mentre si parla di social, Panda, Penguin e contenuti di qualità – fin troppo facile da manipolare ed alquanto ridicolo.

La cosa più assurda, peraltro, sono i blogger che lamentano l’abuso sui loro blog dei “commenti SEO” e si proteggono, secondo loro, usando il nofollow; lo scrivo con simpatia, fate prima a non pubblicare commenti per stare davvero sicuri. Il “nofollow che ti protegge” (da cosa, poi, non si sa) è sicuro come un pezzo di domopak usato come contraccettivo. Metterla su questo piano – “la backlink building deve essere dofollow, sennò non serve” – nel 2012 significa peraltro parlare ancora di quella cagata stratosferica del “PageRank sculpting” su cui… stendiamo un velo pietoso. I tempi cambiano, le esigenze pure e non possiamo discutere di questa robaccia in eterno. Del resto i link possono seguire sempre – a prescindere dagli update di Google presenti e futuri – una logica interest-based, ovvero mettete pochi link ma buoni e sempre utili a qualcuno, piuttosto che qualsiasi altra pseudo-tecnica nofollow/dofollow; voglio dire, in altre parole, che se sono link attinenti al vostro sito vi procureranno visite – nella peggiore delle ipotesi – da parte utenti a cui frega più di un cazzo di quello che avete linkato. Ecco perchè fare link “interest based“: è semplice, alla fine. Le visite, peraltro, appare plausibile che possano avere un’influenza sul rank, anche se l’idea è forse poco intuitiva e nessun guru ne farà mai un ebook. Google, dal canto suo, ha comunque fatto capire che il dofollow serve semmai ad aumentare il PageRank (badate, non il rank: sarebbe troppo da idioti se lo dicessero così chiaramente), e sappiamo pure che un abuso di dofollow viene visto male in ogni caso (ad esempio vedi gli “schemi di link“, caso eclatante di “rigonfiamento abusivo”).  

In definitiva: nessun motore – e nessun utente – al mondo vuole che tu spinga il tuo sito in modo artificioso, e questo per almeno tre motivi:

  1. non sei così interessante;
  2. barare (come un ladro di galline, peraltro) non è nè bello nè utile;
  3. se davvero non hai di meglio a cui pensare che una pompatina “dofollow, probabilmente il tuo sito fa veramente schifo, ed è giusto – per quanto sgradevole – che non venga visto da nessuno.

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