Le cinque cause più comuni di “calo” di rank

Scoprire che una pagina del sito di cui stiamo seguendo il posizionamento non è mai gradevole, specialmente se siamo pagati per mantenerlo al massimo periodicamente: eppure in molti casi non c’è ragione di preoccuparsi, anche se molto dipende dalle circostanze che, per quanto possibile, ho cercato di elencare di seguito.

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Sono almeno cinque i casi di calo di ranking che mi è capitato di riscontrare, qui ho cercato di riassumerli nell’ottica delle cause che (probabilmente) possono averli provocati.

  1. Grossa differenza di backlink rispetto alla concorrenza diretta, in termini di quantità e (soprattutto) di qualità: questo aspetto, per quanto in parte superato dalle circostanze attuali in cui la mentalità link-centrica sembra a volte eclissarsi del tutto, deve invece essere tenuto in grandissima considerazione. Cosa fare? Provate a cercare con aharef, alexa e simili i link più corposi della concorrenza, e provate a replicarli anche voi per il vostro sito. In alcuni casi, variate la fonte del link trovando siti simili a quelli che trovate, e cercate di non copiare troppo dalla building altrui, soprattutto.
  2. Grossa differenza di contenuti rispetto alla concorrenza diretta, in termini di quantità e (soprattutto) di qualità: costruire contenuti di qualità è una priorità sempre e comunque, a prescindere da qualsiasi tipo di ottimizzazione onpage che vi possa venire in mente. Cosa fare? Sono molte le cose che si possono fare, la cosa migliore è cercare di migliorare l’interlinking alla pagina sotto esame e, se possibile, riscrivere le pagine scritte male o poco interessanti/utili.
  3. Semplice churn dovuto alla reindicizzazione o rinnovata indicizzazione di altri siti che mostrino maggiore pertinenza rispetto alle vostre pagine, oppure a modifiche anche piccole degli algoritmi di classificazione di Google. In termini tecnici un churn – spiegato egregiamente da SEO Theory, uno dei pochissimi a farlo –  si manifesta tipicamente con variazioni molto piccole, tipo di una o due posizioni, all’interno dei rank. Cosa fare? In questi casi è bene non insistere troppo sull’aspetto di ottimizzazione locale (solo sulla pagina), e continuare a lavorare “come se nulla fosse” in termini globali del sito, sia come link building che come content marketing ed interlinking.
  4. Penalizzazione manuale e/o algoritmica di un contenuto visibilmente spam: se avete ragionato in termini di keyword density, di tecniche al limite del black-hat e simili è probabilmente ora di darci un taglio. Cosa fare? Analizzare i link del Webmaster Tools di Google e rimuovere, mediante disavow, quelli che sono visibilmente meno utili agli utenti. Tenete comunque conto che situazioni di questo tipo sono solitamente segnalate da Google tramite e-mail.
  5. Maggiore “forza” di uno o più domini rispetto al nostro, per cui è necessario attendere che Google acquisisca fiducia nei nostri confronti. Cosa fare? Evitare in questi casi mosse troppo azzardate, facendo in modo ad esempio di racimolare traffico sulla coda lunga delle vostre chiavi.

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