Ottimizzare la percentuale di rimbalzo

In questo articolo si discute della percentuale di rimbalzo e di come si possa ottimizzare il proprio sito cercando di ridurla.Maledetta percentuale di rimbalzo: sono diversi mesi che combatto con questa  “piaga” che affligge il mio blog, con l’effetto che la maggioranza dei miei visitatori sembrano essere affetti dalla sindrome della “toccata e fuga“. Possiamo ottimizzare, evitare pratiche SEO obsolete, utilizzare in modo intelligente determinati tag e promuovere i nostri contenuti sui social-network: la percentuale di rimbalzo – detta altresì “bounce rate” – non perdona, e se i vostri interventi sono inefficaci essa continuerà a rimanere alta.

Percentuale di rimbalzo (molla)

Photo Credit: Franco Folini

Essa esprime la percentuale di visitatori che abbandona la visualizzazione della pagina senza visitarne un’altra (da qui l’effetto “rimbalzo”), entro la durata della sessione di Google Analytics.

In senso lato – e leggermente estremizzato, se volete – rappresenta l’indice di sgradimento, o la percentuale di “noia” del vostro sito. Alta percentuale di rimbalzo equivale, in termini televisivi, ad un effetto zapping

A mio parere è bene che tale percentuale sia abbattuta il più possibile, e portata a meno del 50%: in caso contrario vuole dire che esiste qualche problema a livello contenutistico e/o strutturale. Questo vale, come vedremo tra un attimo, per blog e siti ad elevata densità testuale ed ottimizzati su determinate parole chiave, e non per tutte le pagine.

Tra le più diffuse cause in effetti abbiamo:

  • scarsa navigabilità, grafica fastidiosa (forma);
  • post troppo lunghi (o troppo corti: sostanza);

Vediamo allora le prime tre possibili contromisure che si possono prendere.

1) Julie Joyce suggerisce che il bounce rate sia una metrica formidabile per il link building, a patto di aver individuato gli effettivi obiettivi della vostra pagina. Se si tratta di un semplice indice o mappa ipertestuale, la soglia di accettabilità ovviamente salirà, diverso è il discorso se – come avviene sul mio blog – il tutto è incentrato sui contenuti da subito. Quindi diventa necessario prima comprendere se il problema esiste, dato che una soglia del 90% potrebbe essere accettabile se avete parecchie pagine che linkano risorse esterne (pagine di siti di microblogging, per intenderci).

2) L’impatto grafico fa la sua parte, anche se poi sono i contenuti che la fanno da padrone. Per cui da un lato consiglio di adottare template molto essenziali, in cui viene evidenziato il contenuto e non sono presenti orpelli inutili, dall’altro è bene “asciugare” il testo il più possibile, cercando di andare subito al sodo delle questioni. Siate pronti, soprattutto, a modificare tutto (template inclusi) quello che vi convince poco, cercando di immedesimarvi nel vostro visitatore. Avete presente il blog che leggete più spesso? Cosa miglioreste in esso? Cosa apprezzate di più? Potrebbe essere una buona idea replicare qualche trovata ben riuscita altrova, ovviamente adattandola al vostro caso…

3) Sottoponete il vostro blog all’attenzione di qualcuno che conoscete, perchè è fondamentale ogni tanto avere anche consigli da altri webmaster. Cercate di comprendere se il problema è di natura grafica, di navigabilità o di contenuto, anche se sono pronto a scommettere che nella maggioranza dei casi è un problema di “sovraccarico”. Quindi evitati di inserire troppi banner nelle pagine perchè i “rallentamenti”, specie alla nuova versione di Google “Caffeine”, piacciono davvero molto poco.

Se i visitatori del vostro sito “fuggono” nonostante i miei suggerimenti, andate subito a registrarvi sul Forum del nostro sito e proveremo a trovare una soluzione assieme. Tenete presente comunque che devono passare un buon numero di visitatori (io ho considerato almeno 5.000 per un blog medio) perchè le percentuali si riassestino, eventualmente, su nuovi valori migliorati.

Ringrazio Zaghor per il suo aiuto sul forum di questo sito, ed un Julie Joyce su SearchEngineLand per l’ispirazione di questo ennesimo articolo.

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